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...Ieri Sposi

Un tempo il giorno delle nozze veniva vissuto con molta semplicità senza per questo mancare di solennità. Nel corso degli anni, però, il significato della cerimonia nuziale ha subito progressive modificazioni e il cambiamento che si avuto nel "campo" dei fiori d'arancio è testimoniato dalle sequenze fotografiche che vi apprestate a vedere.

Le foto, che si riferiscono al periodo compreso tra gli inizi del Novecento e la fine degli anni Sessanta, documentano più di mezzo secolo di vita della comunità di San Potito Ultra e in esse tutti i ceti sociali sono rappresentati nel momento del matrimonio. Gli sposi, colti dall'obiettivo in atteggiamento serio e compassato, mostrano i loro visi sorridenti e con eleganza fanno trasparire, dal loro aspetto dignitoso e sobrio, la particolarità dell'evento.

Sono rappresentati anche alcuni matrimoni celebrati qualche anno dopo il secondo conflitto mondiale, le difficoltà economiche determinate da quella lunga guerra, si leggono chiaramente nei volti e negli abiti degli sposi, degli invitati e dei curiosi.

Moschella Laura sposa per procura Nazzaro Francesco
USA - Dover Michele Mauriello e Anna D'Agostino

Le fotografie sono uno specchio fedele delle condizioni di vita in quel duro periodo, ma sono anche pre­ziose fonti per riscoprire con immediatezza il recente passato, un passato che dona ancora emozio­ni e sorrisi per un'istituzione, oggi, sempre più alla deriva.

 

 

Prima di arrivare al fatidico "si" da pronunciare il giorno delle nozze era d'uso "dare parola" cioè fare promessa "ufficiale" di fidanzamento. Questo era il momento in cui si tenevano fuori i promessi sposi ed entravano in gioco le famiglie, le quali gestivano questa fase in base a determinati calcoli sulla dote della ragazza e sulle proprietà dello sposo.

Molte volte, in questi calcoli matrimoniali, il mancato accordo sulla dote o sulle proprietà, mandava all'aria matrimo­ni apparentemente sicuri. Di questa "contrattazione matrimoniale" si incominciano a perdere le tracce già nei primi decenni del Novecento, ma anche se meno codificato di un tempo, "l'affare" matrimoniale rimane ancora nelle ritualità che precedono il matrimonio e negli "aggiustamenti" giocati tra le famiglie dei futuri sposi.

Sin dai primi anni della nascita di una figlia le madri e l'intera famiglia della bambina erano in ansia per la preparazione del corre­do "per la futura sposa" perché, specie nella società meridionale, il corredo, così come la dote, rappresentava lo status symbol della famiglia.

Il corredo, che alcuni giorni prima del matrimonio, veniva esposto con un rito di grande effetto coreografico nella casa della sposa, pote­va essere da "cento", ma questo accadeva raramente e solo nelle famiglie di notevole agiatezza economica, oppure, nella maggioranza dei casi: da "dieci", da"venti" o da "trenta".

 

Di Meo Albina (a destra) ricama il suo corredo. 1945

Il numero, ovviamente, indicava la quantità di camicie, lenzuola, asciugamani, mutan­doni e calze, che componevano il corredo, al quale si aggiunge­vano poi i capi di bian­cheria intima oltre che i pezzi di rame, gioielli e quant'altro.

Carmine Reppucci e sua figlia Assunta seguiti dallo sposo Riccardo Ratto

...Il giorno delle nozze si partiva dalla casa della sposa per raggiungere la chiesa e celebrare il rito nuziale. Il corteo di parenti ed invitati a seguito degli sposi, si formava rispettando rigidamente la gerarchia familiare.

Al lieto evento partecipava attivamente anche una folla composta da vicini, conoscenti e amici che con gesti affettuosi, applausi e calorose strette di mano augurava felicità e prosperità alla coppia.

L'intera comunità, insomma, si river­sava in strada e sommergeva tra due ali di folla gli sposi e i loro parenti. Questo percorso, inoltre, veniva ricoperto da fiori che la gente, in modo augurale, riversava con tenerezza sugli sposi, i quali ricambiavano con l'offerta di confetti.

 

Dopo il pronunciamento del fatidico "si" bisognava affrontare un'altra tappa non meno impegnativa della prima: il pranzo nuziale!

Il banchetto, di solito, si con­sumava all'interno delle case o sulle aie e il compito di fare bella figura era attribuito alle donne, che prepara­vano piatti dai sapori e dai profumi ormai perduti. Il suono di un'orchestrina completava il momento festoso suonando brani musicali popolari.

 

La luna di miele, con relativa crociera o il viaggio nei paesi esotici, è una conqui­sta recente, nel passato questi lussi erano riservati ai ceti abbienti dell'aristocrazia.

La maggioranza degli sposi delle passate generazioni non ha conosciuto questo privilegio rituale, per tante giovani coppie il viaggio di nozze iniziava e si concludeva visitando qualche noto santuario della nostra regione: si andava a San Gerardo, a Pompei oppure a Montevergine.

Le foto scattate nel giorno del matrimonio ci rimandano per un momento indietro nel tempo facendoci rivivere frammenti della nostra vita. Ammirandole oggi ci si accorge che con il mutar del tempo sono mutati anche gli uomini, finanche nel loro aspetto fisico.

1961 - Taglio della torta nuziale Amatucci Argentina e Pisano Giuseppe

 


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