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Il matrimonio: una istituzione in continuo mutamento

 

Il matrimonio è un momento importante della vita delle persone e, proprio per questo, la decisione di sposarsi non è soltanto il frutto dei desideri personali, ma risente dell’andamento complessivo della società, riflette le congiunture economiche e politiche ed è fortemente condizionato dalla situazione materiale dell’intera popolazione.

Carmine Spina e sua figlia Olga

Il matrimonio è certamente il filo conduttore, l’evento che ricostruisce la sceneggiatura più significativa della vita individuale e collettiva della nostra comunità. Attraverso i matrimoni, allora, si possono cogliere le vicende complessive di una comunità.

A San Potito tra il 1900 e il 1960 si sono celebrati 611 matrimoni con un trend molto irregolare. Dal 1900 alla vigilia della prima guerra mondiale c’è una media di oltre nove matrimoni all’anno. Il senso di benessere che si respirava allora a livello nazionale, seppure appena avvertito nel nostro paese, spinge ad affrontare con più ottimismo questo passo.

 

Anche l’emigrazione, numerosa in questo periodo, per la quale alcune volte occorre sposarsi per procura, facendo accumulare piccole fortune, rende meno incerto il futuro delle giovani coppie. Sono invece le guerre, le epidemie, a sconsigliare il matrimonio.

Durante i quattro anni della prima guerra mondiale si sposano appena 22 Sampotitesi, meno di tre matrimoni all’anno. Poco di più si sposeranno durante il secondo conflitto mondiale: infatti tra il 1940 ed il 1945 sono registrati appena 30 matrimoni, in media 5 all’anno.

Con l'uscita dalla guerra, invece, lo scampato pericolo infonde ottimismo nel futuro e allora i matrimoni si moltiplicano e si allungano anche le traiettorie matrimoniali sia in senso geografico che sociale, scalfendo quella ristrettezza, spesso di vicolo, di endogamia professionale che fino ad allora aveva caratterizzato le scelte del rispettivo coniuge.

Nei quindici anni che intercorrono tra le due guerre, a San Potito Ultra si celebrano 156 matrimoni, quasi la stessa cifra registrata nel quarto di secolo precedente. Per la prima volta, grazie anche alle politiche di sostegno alla natalità, del regime fascista, la media annua dei matrimoni è a due cifre.

Ancora più sostenuta è la volontà di sposarsi nel secondo dopo guerra, complice il miracolo economico, la rinnovata ondata emigratoria e la costruzione di un più universale stato sociale. Infatti tra il 1946 e il 1960 i matrimoni trascritti nel nostro comune sono ben 190, dodici all’anno, un vero record nell’arco dell’intero periodo preso in considerazione.

Il matrimonio, dunque, descrive l’anatomia della società e la storia matrimoniale è parte dei grandi e piccoli mutamenti che preparano lo sviluppo più generale dei popoli.

Sarebbe arduo stabilire nessi di causa ed effetto, di certo però la realtà quotidiana dei singoli, consapevolmente o inconsapevolmente, vive dentro la dimensione della grande storia, ma allo stesso modo i vasti movimenti risultano composti dalle vicende personali, dalle aspettative matrimoniali, dagli assetti familiari.

 


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