Il Progetto Le finalità Contatti Mappa del sito Note legali  

News


Eventi San Potito

Angoli magici

Dedicato a

Dicono di noi

Newsletter

Nome:
Email:



La chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate

Si dice che sia stata eretta dall'ordine religioso cavalleresco dei Gerosolimitani prima del 1860.

Lo stile della chiesa madre è quello romanico con pianta a croce latina e facciata a capanna, cioè con tetto a due falde simmetriche che convergono al vertice sopra l'entrata principale.

Il portale è a vano rettangolare sovrastato da due monofore laterali, con archi a tutto sesto, al di sopra delle quali si apre un "rosone" non decorato, praticamente una finestra tonda.

Chiesa di Sant'Antonio Abate 1960
Torre Campanaria dopo il terremoto del 1980

Nel rispetto dello stile romanico, la chiesa è affiancata da una robusta e possente torre campanaria, a base quadrangolare, alla quale è addossato il monumento ai caduti delle due guerre mondiali.

Sulle facciate della torre si aprono, in duplice ordine sovrapposto, finestre con arcate a tutto sesto; in cima, invece, si aprono finestre tonde, dove una volta prendevano posto i quadranti dell'orologio.

Fino a quando l'orologio cittadino ha espletato la sua funzione, sul "tetto" della torre, il cui perimetro era recintato con ringhiere di ferro battuto, era posizionata la torretta metallica che sosteneva le campanelle i cui rintocchi scandivano il tempo.

La chiesa parrocchiale non ha subito, nel tempo, modificazioni strutturali, ma vari sono stati gli interventi mirati alla conservazione dell'edificio. Già nel 1879 furono stanziate 133 Lire per lavori di riparazione alla torre campanaria.

Nel 1890, quando a San Potito Ultra era parroco il vicario economo Alfonso Moschella, fu riparato il tetto ed il soffitto della chiesa.

Da un documento trovato nell'archivio parrocchiale si riscontra la messa in opera di un nuovo pavimento per opera di don Nicola Amatucci, parroco a San Potito dal 1903 al 1951.

La chiesa madre fu danneggiata dagli eventi dell'ultima guerra mondiale e durante i lavori di riparazione furono ritrovati resti di ossa umane a testimonianza che prima, nel sottosuolo, venivano seppelliti i morti, infatti sono state osservate sepolture a forma di sedile su cui veni­vano adagiati i corpi.

Che il sottosuolo della chiesa fosse luogo di sepoltura lo dimostra anche il fatto che nelle vicinanze dell'altare maggiore c'era una botola in legno, via d'accesso al luogo di sepoltura, lunga tre metri, larga uno e coperta da una lapide.

Chiesa di S.Antonio Abate dopo il restauro

Il 21 agosto del 1962 le strutture della chiesa furono gravemente danneggiate da forti scosse sismiche e don Stefano Nardone, parroco di San Potito Ultra dal 1952 al 1971, affidò i lavori di riparazione e di restauro degli affreschi al pro­fessor Rocco Pennino di Contrada. I lavori terminarono il 20 maggio 1964, furono spesi complessivamente tre milioni e novecento mila li­re, come risulta dalla scrittura privata del 14 ottobre 1963.

Lapide

Il terremoto del 1980 inferse un duro colpo a tutte le chiese di San Potito Ultra e non si salvò la chiesa parrocchiale che fu danneggiata in modo quasi irreparabile. Per più di vent'anni i Sampotitesi rimasero "senza chiese" costretti a celebrare ogni funzione religiosa nei locali del Centro Caritas (chiamato comunemente: il centro sociale della Caritas).

Dopo i lavori di ristrutturazione, il 7 Dicembre 2003, la chiesa madre della parrocchia di "Sant'Antonio Abate" fu restituita al culto ed alla comunità con una solenne cerimonia presieduta da Mons. Antonio Forte vescovo di Avellino.

La foto qui a fianco, ritrae Don Gaetano D'Avella, parroco di San Potito Ultra dal 2000 al 2006, con un gruppo di volontari sampotitesi che, per devozione, contribuirono, con la loro abilità artigianale, alla sistemazione degli interni della chiesa, dell'arredo e di tutto ciò che rese possibile una decorosa condizione del tempio all'atto della riapertura al culto.

Pur mantenendo l'originario stile romanico, molto è cambiato sia all'esterno che all'interno della chiesa di Sant'Antonio Abate e non c'è nulla di più eloquente della testimonianza fotografica per descrivere lo stato ante e post restauro.

Sfogliando la galleria fotografica apparirà chiaro che i lavori di recupero hanno interessato la parte edile, quella del restauro e quella dell'impiantistica.

Don Gaetano D'Avella con alcuni fedeli

 

preview_f2 Galleria fotografica chiesa S. Antonio Abate

 


(21 Voti)