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Sant'Antonio Abate

Nella chiesa madre, cioè nella chiesa parrocchiale di Sant'Antonio Abate, è conservato un vecchio timbro: Parrocchia S.Antonio Di Vienna - S.Potito Ultra, che dal 1971 è stato sostituito con quello ufficiale PARROC­CHIA S. ANTONIO ABATE - SAN POTITO ULTRA.

Per sapere il perché la vecchia didascalia citava Sant'Antonio di Vienna è necessario fare un passo indietro nel tempo e indagare sulla vita e sulla morte del Santo...

S.Antonio-Abate-Tau

Dopo la pace costantiniana del 313, il martirio cruento dei cristiani diventò molto raro ed a questa forma eroica di santità, subentrò un cammino di santità teso ad una spiritualità più profonda: appartenere solo a Dio e quindi vivere soli nella contemplazione dei misteri divini.

Questo fu il grande movimento spirituale del "Monachesimo" che espandendosi da Oriente ad Occidente avrà nei secoli successivi varie trasformazioni e modi di essere, dall'eremitaggio alla vita comunitaria, diventando la grande pianta spirituale su cui si è poggiata la Chiesa, insieme alla gerarchia apostolica.

Anche se probabilmente non fu il primo a perseguire una vita eremitica e ascetica nel deserto della Tebaide, Sant'Antonio Abate  ne fu senz'altro l'esempio più stimolante e noto, e per questo è considerato il caposcuola del Monachesimo.

Nato da nobile famiglia intorno al 250 a Coma attuale Qumans in Egitto, a vent'anni abbandonò tutto ciò che possedeva per vivere sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita da anacoreta per più di 80 anni, nel pieno rispetto dei dettami evangelici di povertà e castità.

La scelta di questo "stile" di vita lo ha fatto diventare uno dei più illustri eremiti della storia del Cristianesimo; già allora, pellegrini e bisognosi di tutto l'Oriente accorrevano da lui attratti dalla fama di santità, finanche Costantino e i suoi figli ne cercarono il consiglio.

Morì in santità a 106 anni in Tebaide, sul monte Kolzim, il 17 Gennaio 356 e fu seppellito in un luogo segreto, ma nel 561 fu scoperto il suo sepolcro e le reliquie del Santo furono traslate prima ad  Alessandria e poi a Costantinopoli, per giungere, nell'XI secolo, in Francia a Motte-Saint-Didier.

 

Per accogliere degnamente i resti sacri del Santo d'Egitto fu costruita una chiesa nella quale  affluivano folle di malati, soprattutto di ergotismo canceroso causato dall'avvelenamento di un fungo presente nella segale usata per fare il pane.

Il morbo era conosciuto sin dall'antichità come "ignis sacer", fuoco sacro per il bruciore che provocava. Per ospitare tutti gli ammalati che giungevano, si costruì un ospedale e si fondò una Confraternita di religiosi, l'antico Ordine ospedaliero degli "Antoniani". Il villaggio che si venne a creare prese il nome di Saint-Antoine de Viennois che, pronunciando in francese si dice Viennuà ed infine per influenza dialettale Viennà; ecco perché l'antico timbro parrocchiale recitava:

 

PARROCCHIA  S.ANTONIO DI VIENNA - S.POTITO ULTRA

 

Modificato, giustamente, in

 

PARROC­CHIA  S. ANTONIO ABATE - SAN POTITO ULTRA

 

Sebbene gli sia stata intitolata la parrocchia di San Potito Ultra, nella Chiesa Madre la statua del Santo non è dislocata sull'altare maggiore, ma trova posto nella seconda nicchia di sinistra, entrando in chiesa, dopo la statua di Sant'Aniello Abate e prima della statua di Santa Lucia.

Sant'Antonio e il fuoco hanno un legame che li accomuna nelle immagini e nelle raffigurazioni; la fiamma indicherebbe la vittoria sul fuoco dell'inferno e sul peccato ed esprimerebbe anche la protezione del santo sul focolare domestico; (insomma: Sant'Antonio è il signore del fuoco).

Legandosi a questa immagine, le vecchie credenze popolari indicherebbero l'Herpes Zoster come la malattia che il santo invia ai peccatori per punizione e che solo la sua intercessione permetterebbe di guarire. Oggi sappiamo che l'Herpes Zoster è, invece, una patologia a carico della cute e delle terminazioni nervose, causata dal virus della varicella infantile (herpes zoster virus) e popolarmente la malattia viene chiamata Fuoco di Sant'Antonio.

Nel medioevo, quando non se ne conoscevano le cause, questo termine indicava sia l'Herpes Zoster che la ben più devastante intossicazione da fungo Claviceps purpurea, il cui nome comune è Ergot da cui ergotismo. La spiga delle graminacee infettata presenta dei cornetti che nel caso della segale le conferiscono il nome comune di "segale cornuta". Ingerendo pane confezionato con la graminacea infettata si manifestano sintomi di intossicazione in parte simili a quelli che si manifestano con l'Herpes Zoster. L'ergotismo era spesso fatale, ed aveva sempre effetti devastanti sulle comunità che ne erano colpite. Tra gli effetti di questa intossicazione vi erano anche le allucinazioni e questo portava la gente a mettere in relazione la malattia con il demonio o con forze maligne, non essendo conosciuta al tempo la causa di queste alterazioni. Oggi è praticamente debellata, ma quando le graminacee minori erano un surrogato del frumento fu un vero flagello.

S.Antonio Abate

Sant'Antonio Abate è rappresentato iconograficamente circondato da animali domestici, tra i quali è sempre presente un porcellino il cui muso spunta a fianco alle vesti del Santo; è  anche invocato contro tutte le malattie della pelle e contro gli incendi. Molto venerato nel corso dei secoli, il nome del Santo è fra i più "famosi" del cattolicesimo, nella devozione onomastica è stato "soppiantato", dal XIII secolo, dal grande taumaturgo Sant'Antonio di Padova. A Napoli, per distinguerli chiamano: "Sant'Antuono" l'Abate e Sant'Antonio il grande taumaturgo di Padova.

Per millenni e ancora oggi, si usa nei paesi accendere, il giorno 17 gennaio, i cosiddetti "falò di Sant'Antonio", dai resti del gran fuoco la gente prende un tizzone o un carbone acceso, per assicurarsi la protezione contro la malattia. I fuochi segnavano anche il passaggio dall'inverno alla imminente primavera e le ceneri calde raccolte nei bracieri casalinghi di una volta, servivano a riscaldare la casa e per asciugare i panni umidi stesi su un'apposita campana fatta con listelli di legno. 

 

 


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