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Il Giardino di Villa Elvira

Giardino di Villa Elvira  

Panoramica di Villa Elvira

In prossimità del centro storico di San Potito Ultra, vi è un piccolo parco botanico che sin dal 1781 era  l'orto-frutteto annesso al palazzo gentilizio delle famiglie Tecce - Maffei.

Nei primi anni dell'Ottocento il terreno, suddiviso da partizioni geometriche, siepi regolari ed elementi di arredo, assume il primo aspetto di giardino, termine questo, che sta a significare solo una più ordinata agibilità del piano di campagna. Alla fine dell'Ottocento, però, con la  messa a dimora di varie piante ornamentali, il vecchio orto incomincia ad assumere sempre più la connotazione di un'area di interesse botanico, per trasformarsi verso i primi anni del Novecento, ad opera del Prof. Antonio Maffei, in un vero e proprio giardino formale, dove i percorsi definiscono le aiuole che sono messe in risalto dal percorso stesso.

Giardino  Dal 1930 e fino al 1970, fra i tanti interventi, il compianto professore di filosofia, nonché studioso di storia sampotitese e già sindaco di San Potito Ultra negli anni Cinquanta, costruisce il viale centrale che collega il giardino con Via Roma e la vecchia statale 7 Appia (l'attuale Viale Sandro Pertini). Riorganizza più volte l'area verde e la trasforma secondo l'assetto attuale: con viali a croce, Pini, Cipressi, Magnolie e cespugli di Rose. Il terremoto del 1980 causa, non solo una situazione di inagibilità dell'antico palazzo dei Tecce - Maffei, ma anche un conseguente stato di incuria e di abbandono del giardino annesso.

In conseguenza di ciò, a partire dal 1996, i nipoti del prof. Antonio Maffei, Elvira e Salvatore Maffei, gli attuali proprietari della casa gentilizia e del giardino, dopo le opere di restauro dello stabile, eseguite sotto la direzione del Prof. Carmine Gambardella dell'Università di Napoli, hanno curato l'opera di recupero del giardino.

Allo scopo, sono stati condotti interventi mirati a salvare, non solo le piante ad alto fusto esistenti: Abies (Abeti), Pinus (Pini), Cedrus (Cedri), Cupressus (Cipressi con chioma affusolata), Magnolie (Magnolia); ma anche tesi ad integrare le specie ormai estinte: Juniperus (Ginepro), Taxus (Albero sempreverde), Buxus (noto volgarmente col nome di Mortella); e valorizzare aiuole
Viali del giardino

ed angoli caratteristici con: Iris, Camelie, Cycas, Bambù, Pittosporum, Agrifolium; determinando così, un paesaggio botanico in linea con le caratteristiche del giardino irpino di fine Ottocento.

Oggi, il giardino presenta, nel complesso, tutte le caratteristiche del giardino storico irpino: ricco di vegetazione e con specie ornamentali che si alternano a quelle fruttifere; rispecchiando così, un modello di giardino all'italiana, dove i viali bordati di Buxus, rappresentano un forte elemento decorativo. È altresì da rilevare, che è stato poi introdotto un angolo roccioso dove dimorano conifere nane e piante di Abelia e che sono tutt'ora in corso interventi di restauro con messa a dimora  di piante di rose antiche (Rosa Comte De Chambord) e di conifere nane (Picea nana e Juniperus saginata).




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