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Ville - Parchi - Museo

Museo del lavoro

Orologi

"Non sono un collezionista.

Sono solo un attento raccoglitore di prodotti artigianali di qualsiasi tipo e dei loro utensili di lavorazione e solo per salvarli dalla dimenticanza e dalla distruzione per poi lasciarli in un luogo più adatto a testimonianza delle attività dell'uomo."

[ Ezio De Felice ]

Cofanetto

 

Il Museo del Lavoro nasce a San Potito Ultra il 4 Febbraio 2006. È un museo delle arti e dei mestieri che per il suo genere è forse l'unico della nostra regione. La raccolta di oggetti, attrezzi e strumenti di lavoro, usati dall'umanità del tempo passato, è il risultato di un appassionato ricercare dell'artista architetto Ezio Bruno De Felice e di sua moglie, architetto Eirene Sbriziolo.

Assemblata nell'arco della loro vita, la collezione di reperti, ritenuti degni di essere sottratti all'oblio dell'umanità, è stata interamente trasferita, in comodato d'uso, dalla Provincia di Avellino al Comune di San Potito Ultra; apre le sue porte così il museo che oggi è ubicato nel palazzo settecentesco dei baroni Amatucci.

Moltissimi gli oggetti che fanno bella mostra di sé nelle gallerie espositive, sarebbe impossibile descrivere qui, la varietà degli strumenti, dei manufatti e degli attrezzi in esposizione; l'unico modo per ammirarli tutti è quello di visitare le suggestive gallerie di questo microcosmo organizzato, dove tutti gli oggetti dell'uomo hanno un senso e sono trasformati in una accessibile eredità comune, in una grande riserva di significati, nella quale l'identità e la diversità, il passato e il presente provano a coesistere.

OrologioSulla parete della sala di ingresso del museo, trova posto un grande orologio, che una volta segnava il trascorrere del tempo dalla sommità della torre campanaria di San Potito Ultra: lancette cesellate in ferro battuto, quadrante in marmo di Carrara cornice in ghisa. Il grande orologio, ristrutturato e perfettamente funzionante, accoglie il visitatore invitandolo a proseguire lungo un percorso "magico" che lo condurrà, a ritroso nel tempo, ad ammirare le testimonianze materiali dell'umanità del passato.

Abito di pizzo neroVisitando le varie sezioni del museo è possibile ammirare due carretti siciliani sulle sponde dei quali sono affrescate scene tratte dal mondo epico-cavalleresco; ma un passo più in là l'attenzione è attratta da una bellissima vetrina illuminata, che accoglie una varietà di pennini e astucci variopinti che contengono matite, penne, righelli e compassi.

Carretto sicilianoPresse, giornali e riviste di altri tempi, fanno immaginare la frenetica attività di una tipografia, ma già lo sguardo si posa su strumenti musicali mai conosciuti. Ci si sofferma per un momento nell'armonioso retrobottega di un artigiano, per passare subito dopo a quello dell'orefice e dell'orologiaio. Un "tuffo" nel raffinato ambiente della moda e della sartoria, per trovarsi di fronte alla bellezza di uno splendido abito in pizzo nero, degli anni '50 del XX secolo.

Sartoria BerardinoLa visita termina in fondo alla galleria principale del museo, davanti ad un pezzetto di storia del nostro borgo: la bellissima vetrina della sartoria di "Berardino Miranda e figlio Davide", che, all'epoca, era ubicata al numero civico 77 di Via Roma di San Potito Ultra. Sembra un grande quadro, un affresco sul muro, invece è un oggetto tridimensionale quasi magico. Guardandola, si è quasi tentati di varcarne la soglia per parlare con le signore, acquistare qualcosa dal venditore ambulante e "uscire" poi, attraverso la luminosa porta a vetri per ritrovarsi in Via Roma.

 

firma




preview_f2 Alcuni particolari oggetti del museo
preview_f2 Galleria fotografica del museo

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