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Palazzo Tecce-Maffei

 

Tecce-Maffei

 

Notizie storiche delle famiglie Tecce - Maffei

 

  Fu edificato nella seconda metà del Settecento, con precisione nel 1781, al confine tra l'attuale centro storico di San Potito Ultra e l'antico territorio agricolo. Dopo numerose trasformazioni ed ampliamenti, avvenuti a partire dall'originario impianto, assume l'attuale conformazione architettonica nel 1878, come si evince dalla data incisa sul portale d'ingresso al giardino.

Gli elementi decorativi e strutturali sono quelli che ricorrono frequentemente nella tipologia del palazzo gentilizio irpino: portale d'ingresso in pietra calcarea, androne con soffitto a volta recante affresco e lastricato con pietre locali, articolazione funzionale dei cortili e degli ingressi che si ritrova nell'analoga organizzazione del giardino formale annesso all'edificio, al quale si accede sia da un cancello sito in via Roma, che da un percorso interno che serviva da collegamento ai fondi rustici.

Via-Roma---Palazzo-Maffei  Il palazzo ha rappresentato per più di un secolo la dimora a vita della famiglia Tecce, il cui maggior esponente fu l'insigne studioso ed erudito Nicola Tecce: nato a Torre le nocelle nel 1798, figlio del gentiluomo Matteo Tecce e di Giovanna Soricelli.

Il famoso umanista compie i suoi studi prima ad Avellino e poi a Napoli, dove si laurea in Fisica a soli diciannove anni e a ventisei anni in giurisprudenza.

In seguito sposa donna Fulvia Laudisio e si trasferisce a San Potito Ultra, dove si dedicherà a studi sia in ambito scientifico che giuridico, nonché alla raccolta di un immenso patrimonio librario.

Nel 1853 acquista Palazzo Padula in Avellino e lo trasforma, facendogli assumere l'aspetto di un edificio della buona borghesia del tempo. Il pregio del manufatto, sebbene limitato nei motivi architettonici, ha avuto il suo valore nell'ambito dello sviluppo edilizio della città moderna disegnata da Luigi Oberty. In seguito il palazzo fu venduto dagli eredi Tecce ad Alfonso Carulli.

Il 27 Luglio 1854, la Regia Università di Napoli invita il professore Nicola Tecce a concorrere alla cattedra di Algebra applicata alla geometria. Poco prima del 1860 Nicola Tecce si spegne, lasciando quattro figli: Matteo, Luisa, Concetta e Salvatore Benigno.

  Matteo Tecce non aveva che ventiquattro anni quando fu nominato, per censo e per qualità, Consigliere Distrettuale. Nei moti rivoluzionari del 1860 fu Capitano della Guardia Nazionale ed un dei più energici, difatti evitò molti guai al paese natio ed anche molte vendette. Fu poi Tenente della Milizia Territoriale. Ebbe diversi incarichi dal governo nazionale e tra gli altri quello di Commissario Regio per la divisione dei Beni Demaniali in un paese della provincia, incarico che rifiutò. Fu diverse volte sindaco, finché fu nominato Vice-Pretore, nella quale carica morì. Il governo nazionale, per i diversi servigi resi, lo nominò Cavaliere della corona d'Italia. Era uomo amato dai concittadini, stimato ed onesto, di sani principi democratici e di carattere sempre uguale.

  Altra figura di spicco è il Prof. Cav. Salvatore Benigno Tecce, nato ad Avellino il 6 Agosto 1839, morì in San Potito Ultra il 23 Gennaio 1915. Coltivò le discipline più disparate: dalla Pedagogia all'Algebra, fu Direttore Didattico e preparò circa duemila discepoli, accompagnandoli fino alle soglie dell'università. Molteplici sono le opere pubblicate: Sillabario mimo-fonetico, Poesie educative etc. Mite e modesto, amante dell'arte e della natura, non fu un innovatore bensì un osservatore attento della vita dei suoi tempi.

  Bisogna poi ricordare che Matteo Tecce aveva contratto matrimonio con Mariantonia Masucci, proveniente da Serino e dall'unione non erano nati figli; per tale motivo Matteo Tecce decise di adottare una nipote della moglie: Elvira Masucci. Quest'ultima sposò un medico di Parolise: Salvatore Maffei e dalla loro unione nacquero quattro figli: Domenico, Matteo, Antonio, Alfonso. Il primogenito Domenico morì in età adolescenziale a causa di un'infezione virale, molto diffusa in quei tempi ed anche il secondogenito Matteo morì per un'affezione polmonare a soli ventiquattro anni.

Lapide  Figura di spicco è il prof. Antonio Maffei, filosofo, umanista, nonché avvocato, che ha lasciato un segno indelebile nella storia di San Potito Ultra. Intelletto vivace, osservatore attento e minuzioso della realtà locale e con un profondo spirito democratico. Fu sindaco stimato per più legislature, attuando una politica di coesione e rafforzamento della volontà popolare. Per le sue elevate doti morali ed intellettuali, alla sua morte, avvenuta nel Giugno 1977, l'Amministrazione Comunale di San Potito Ultra, pose una lapide sulla facciata della sua casa natia.

 

Portone-ingresso-Palazzo-Maffei

Con il terremoto del 1980, il Palazzo Tecce - Maffei fu seriamente danneggiato, e i danni furono tali e tanti che si rese  necessario l'abbattimento dell'intero primo piano.

Trascorsi alcuni anni furono eseguiti lavori di ristrutturazione e di restauro, questi ultimi a cura del Prof. Carmine Gambardella della Università di Napoli, tali lavori furono ultimati nel 1993.

Gli attuali proprietari del palazzo gentilizio e dell'annesso giardino, sono i nipoti del Prof. Antonio Maffei: Elvira e Salvatore, figli del suo ultimo fratello Alfonso Maffei già primario neuro psichiatra presso l'Ospedale Militare di Napoli. palazzo dei Tecce e l'annesso giardino è da tutti conosciuto col nome di Villa Elvira.

 

 

 










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