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La Ramiera

 

Mappa dei terreni posseduti

"A metri 4673 dallo abitato di Avellino ed a metri 973 da quello di Atripalda, percorrendo sempre la strada provinciale di Melfi, a dritta di questa trovasi lo innesto della via rotabile, lungo la quale, dopo m.490 si giunge all'antica ferriera ridotta a ramiera, e dopo altri m.300 trovasi l'antica ramiera ora quasi distrutta ed inattiva. Questi opifici sono animati dalle acque provenienti dalle sorgenti in Sorbo e Salza Irpina che confluiscono alla contrada detta Pozzo del sale formando il fiume Salzola che dà la forza motrice ad altri mulini ed opifici a monte e a valle di questi. Per la derivazione delle acque del fiume Salzola occorrenti ad animare gli opifici fu costruita una chiusa con palafitte a varie redini di cassa. Da tal chiusa parte il canale di carico, il quale dopo una lunghezza di m.22 coi relativi portelloni di scarico giunge all'antica ramiera, e dopo altri m.280 termina con il bottaccio dell'antica ferriera, ora ramiera. Nella lunghezza di tale canale in m.500 vi è una differenza di livello di m.11.09 ed una caduta dal bottaccio alle ruote di m.5.00 ."

 

...Nel 1839, qui, al Sud, nel Regno Delle Due Sicilie...

Veniva inaugurata la ferrovia Napoli - Portici.

Le industrie del rame e del ferro erano fiorenti e quelle tessili erano all'avanguardia.

Napoli era la capitale della cultura e tanti artisti stranieri dimoravano nella bella e calda città.

Il teatro San Carlo, il più antico teatro operante in Europa, era il fiore all'occhiello dell'Italia.

Gli scavi di Pompei erano già frequentatissimi.

Perizia del Tribunale Civile...Nel 1839, qui, al Sud, nel Regno Delle Due Sicilie...e in tenimento di San Potito Ultra sorgeva la ferriera di Nicola SALVI, imprenditore nel settore della metallurgia ed affittuario di varie ferriere a Teano e ad Avellino. Grazie alla sua esperienza, SALVI seppe deviare le acque del fiumicello Salzola e "piegandole" con sapienti opere di ingegneria idraulica le fece scorrere sulle pale delle ruote motrici che azionavano i magli per la lavorazione del ferro e del rame.

Nella prima metà dell'800 in tutta la Campania ed anche nei dintorni del territorio avellinese la lavorazione del ferro era un'attività non solo fiorente, ma anche redditizia, perché tutti gli opifici nati per la lavorazione di questo metallo lavoravano grazie alle commesse dell'esercito borbonico. In contrada Ramiera ( Ramiera appunto per gli opifici nati in questa zona del territorio sampotitese ) l'attività industriale era ancor più fiorente perché, grazie alle opere di ingegneria idraulica di Nicola SALVI, sul territorio erano attive piccole industrie dolciarie, pastifici, filande, mulini, oltre che un'altra piccola ramiera. Tutto si muoveva grazie all'energia delle acque del fiume Salzola.

La ramiera e la cappellaCon il susseguirsi degli eventi storici e socio-economici, innescati dal processo di unificazione dell'Italia, alla metà degli anni '40 del XIX secolo, il settore del commercio del ferro cominciò ad entrare in crisi per le diminuite commesse dell'esercito borbonico, ma soprattutto per l'aumento del costo del carbone. Fu allora che Nicola SALVI decise di riconvertire parzialmente la ferriera in ramiera, ma pur così facendo, l'opificio si ritrovò in difficoltà economiche. Il "colpo" definitivo fu inferto dalle grandi alluvioni del 1875 e del 1878 che travolgendo le opere idrauliche pregiudicarono il funzionamento degli impianti industriali.

Iniziò così l'inesorabile declino dei luoghi, degli impianti industriali e delle opere civili che erano sorte attorno ad essi. Nel 1881, la ferriera si trasformò definitivamente in ramiera, ma il cambio di strategia industriale non fu sufficiente a ridare vigore commerciale alla zona ed a restituire la contrada agli antichi splendori. Con l'unità d'Italia, poi, il Regno Delle Due Sicilie fu annesso al Regno dei Savoia e molte risorse industriali "partirono" per il nord. Numerose ferriere Irpine furono costrette a chiudere e l'indotto industriale che esse avevano generato cominciò a sgretolarsi creando disoccupazione, difficoltà economiche e tensioni sociali.

All'inizio del XX secolo, al perito Gennaro SASSO, chiamato a valutare per conto del tribunale il complesso della ramiera, non restò che constatarne l'avanzato stato di degrado e abbandono entro cui rimaneva parzialmente funzionante soltanto l'opificio della ramiera.

MagliVerso la metà del '900, Argeo GIUSTOZZI, con grande sforzo economico rilevò il complesso industriale e con pari impegno di lavoro tentò di restituire un nuovo futuro alla ramiera. Argeo, pur mantenendo inalterato il processo produttivo della lavorazione del rame, sostituì la fonte energetica che muoveva tutte le macchine e così, i possenti magli della ramiera, azionati un tempo dall'energia idrica del fiume Salzola, continuarono a far sentire il loro "battito" mossi dai motori elettrici. Cambiò "l'energia" e cambiò anche la "musica", ma questa è tutta un'altra storia...

Oggi il vecchio opificio di Contrada Ramiera e ciò che rimane delle opere di ingegneria idraulica costruite da Nicola SALVI, sono un sito di archeologia industriale che il Comune di San Potito Ultra ha in parte acquistato per bonificarlo, ristrutturarlo e renderlo fruibile per un ipotetico percorso ambientalistico-culturale.

 

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preview_f2 Galleria fotografica della Ramiera

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